beatrice calegari
5/5
Prima di iniziare questo percorso ero una persona molto arrabbiata, che prendeva tutto sul personale, impaurita e frustrata.
Avevo un dialogo interno pessimo, non credevo più in me, avevo paura che nello sport su cui fin da piccola ho puntato, per cui ho sacrificato tutto (scuola, amici,anni di gioventù che nessuno mi ridarà più indietro) stesse per giungere a termine.
Avevo paura di non potercela più fare, non sognavo più
e non vedevo futuro in me, non solo nel calcio ma anche al di fuori.
Ho sempre pensato che quello che si è fuori dal campo lo si riporti dentro.
Fuori mollavo in tutto, prendevo qualsiasi cosa che mi venisse detta sul personale, mi conoscevo ma allo stesso tempo non ero consapevole.
Non ero focalizzata in modo “attivo” sui miei obbiettivi, nonostante pensassi di esserlo, ma da qualche anno a sta parte ho sempre visto le cose sotto un’unica prospettiva, volevo cambiare ma non riuscivo mai.
Non facevo altro che autocommiserarmi, questo non mi ha mai recato tristezza, è difficile trovarmi triste, solitamente trasformo tutto in rabbia.
Questa mi portava a un mancato controllo delle emozioni, reagivo in modo impulsivo, reagivo per fare un torto agli altri (es. se il mister non mi fischiava fallo, invece che arrabbiarmi e trovare nutrimento da questa emozione, mi fermavo, mi giravo su me stessa e apposta non facevo più nulla solo per far notare al mister che mi aveva fatta arrabbiare), nuocendo solo a me stessa.
A far così agli allenamenti, ogni volta che venivo chiamata in causa alla partita della domenica, sparivo, avevo paura di prendere la palla, paura di sbagliare, come se a sbagliare fossi solo io, come se sbagliare non fosse umano, avevo paura del pensiero e degli occhi degli altri.
Un’errore dentro al rettangolo di gioco me lo portavo avanti fino alla domenica successiva, un peso che si accumulava ogni domenica e che con il passare del tempo si faceva sempre più difficile da trasportare.
Avevo pressioni personali e non solo, la mia paura più grande era quella di poter deludere i miei genitori, che per me hanno fatto tantissimo, ma allo stesso tempo durante i momenti difficili, pensando di aiutarmi, mi recavano ancor più frustrazioni.
Approcciavano con me, involontariamente in modo sbagliato, trattandomi già da grande e adulta a 13 anni, ponendomi domande a cui ancora oggi cerco di dare risposte, risposte che cambiano di giorni in giorno o semplicemente con 5 minuti in più di pensiero.
Arrivai al punto di voler smettere di giocare a calcio, finché non chiamai mia mamma che mi aiutò con la ricerca di un mental coach.
Iniziai il mio percorso il 19 agosto del 2024, a 18 anni appena compiuti, iniziai a sentirmi più leggera semplicemente parlandone con qualcuno.
I benefici con me arrivarono in fretta(nonostante prima di iniziare fossi molto dubbiosa) iniziai ad applicare i consigli di Alessandra in tutto, come figlia, come sorella, come amica e come calciatrice.
Nei momenti no mi vengono i flashback dei sui consigli in testa che mi portano ad agire subito.
Ora mi sento più consapevole di ciò che sono e di quello che posso fare, ho imparato a gestire le mie emozioni iniziando a vedere le situazioni sotto altri punti di vista, ad apprezzare anche il negativo e ad apprenderne da esso.
Ad ascoltare anche le cose che non mi voglio sentire dire, ma soprattutto a non trattarmi male.
Se prima ero io che nella mia testa mi ripetevo “sei una testa di cazzo, sei scarsa, dove vuoi andare”, adesso sono la prima a crederci e a sperare, le paure ci sono e penso anche che ci saranno sempre, perché siamo umani ed è un’emozione che fa parte di noi, ma con il senno di poi posso dire che è anche un lato che mi piace.
Sono ritornata a sognare ma soprattutto ho imparato a vivermi il momento, penso e agisco nel presente, perché le mie azioni di oggi mi porteranno ad essere il mio futuro.
L’allenamento mentale è una parte che è diventata importante per me, può aiutarti a spingerti oltre dove non ti saresti mai aspettato di arrivare.